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il Santuario di Monte Berico
Il Museo PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Edson M.   

La Sala dei Consultori ed il Museo

Dal novembre del 1707, frà Ferdinando Gabrieli, che era stato priore del convento tra il 1704 e 1705, decideva di rinnovare, a proprie spese, l’ariosa altana che, dalla fine del secolo XV, era stata costruita e decorata ad affresco sopra il grande refettorio che avrebbe poi ospitato la Cena di Paolo Veronese.

Si trattò di una trasformazione radicale, tanto nella distribuzione delle aperture (porte e finestre), quanto nella definizione del soffitto, dove una volta ribassata prendeva il posto delle originarie capriate: i bombardamenti subiti dal santuario durante la seconda guerra mondiale avrebbero determinato la sua scomparsa, e insieme la perdita di vasto affresco di un pittore vicentino, Francesco Aviani (1662 – 1715), responsabile, come vedremo tra un momento, della decorazione della nuova sala.

Oggi il soffitto è piano, e risulta impreziosito da un affresco cinquecentesco (1571 ca.)di Battista Zelotti.

Solo nel corso dell’ultimo restauro (1990) di questa sala maggiore e di quelle ad essa collegate – per disporvi il Museo del Santuario – sono venute alla luce, e in parte sono state conservate, le tracce della precedente definizione della stanza, con porzioni di affreschi e con i segni degli archi delle porte antiche.

Dalla fine dunque del primo decennio del XVIII sec. la secolare loggia del Belvedere fu provveduta di una nuova e significativa decorazione, fondamentalmente giocata nei termini della celebrazione dei membri dell’Ordine dei Servi di Maria .

Il nome con cui, da poco dopo questo momento, è nota – la Sala dei Consultori – deriva dai ritratti ovali che compaiono, entro delicati stucchi, nelle sovrapporte: in cui risultano effigiati sette teologi Serviti che erano stati nominati, in epoche diverse, consultori della Repubblica Veneta, a cominciare da fr. Paolo Sarpi, che aveva lucidamente difeso le prerogative del governo veneziano dall’invadenza del papato; alla sua immagine si affiancano quelle dei padri Fulgenzio Mica (1607), Francesco Emo (1658), Celso Viccioni (1685), Odoardo Valsecchi (1704), Paolo Celotti (1715) e infine Enrico Fanzio (1754), a conferma di un intervento protrattosi per almeno alcuni decenni.

Il QuattrocentoIl CinquecentoIl SeicentoI ritratti dei Consultori sono inframmezzati da dieci busti in pietra tenera che rappresentano alcuni padri Generali dell’Ordine, elevati all’alta carica tra il 1652 e il 1716.

Consultori e Generali schierati sulle pareti della Sala dovevano, quindi, testimoniare non solo il prestigio, religioso e politico dell’Ordine, ma anche la sua elevatissima qualità culturale.

Nelle altre pareti della sala compaiono, a completare l’articolato programma decorativo, quattro affreschi di Francesco Aviani: una Tempesta di mare, un Porto di mare, un Incendio e una Nevicata. Nella lunga sala successiva al camerino “dei Pitocchi [M1]” sono conservati, e in tutti i casi di maggiore interesse esposti al pubblico, gli oltre 150 ex – voto, principalmente su tavola e su tela, raccolti nel corso dei sei secoli di vita del santuario.

Alcuni hanno un riferimento, specialmente per il loro intimo valore di documentazione, su particolari fasi della vicenda del complesso di Monte Berico.

Si distinguono soprattutto quelli che evidenziano segni di gratitudine per miracolose protezioni – nel caso di incidenti, aggressioni, handicap congeniti – da quelli di devozione per la Vergine (ad esempio La chiesa assalita o Il guerriero disarcionato)

[M1] Sul lato occidentale della Sala si apre una porta che conduce in un camerino di forma più quadrata: la sua decorazione complessiva, come indica anche la data dell’affresco sul soffitto (1898), di un V. Busetto – affresco che raffigura la guarigione di un epilettico da parte del beato Servo di Maria Gioacchino Piccolomini, senese, della seconda metà del XIII sec. – è della fine del XIX sec; ma negli ovali minori a stucco delle pareti è dato scorgere cinque piccole tavole, quasi certamente del maturo Seicento. Per l’autore si è fatto un nome preciso, quello del toscano, ma trasferitosi in Veneto, Matteo Guidoni, o “dei Pitocchi”, per uno dei soggetti più cari al suo repertorio, qui insistentemente ripreso, al punto di dare anche il nome alla stanza: mendicanti, storpi, accattoni, un’umanità minore osservata con sincera partecipazione.

 
SERVI DI MARIA - PROV. VENETA
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