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Incontriamo anzitutto una delle opere più prestigiose della raccolta, l'ex-voto con il Capitanio di Vicenza Francesco Tiepolo inginocchiato davanti alla Madonna : a Lei, seduta con il Bambino sopra una nuvola, si affiancano S. Francesco, patrono del Capitanio e S. Marco, partono della Serenissima Repubblica Veneta. Per conto di questa il Tiepolo fu Capitanio della città berica nel biennio 1597-1599: sicuro riferimento temporale per la datazione della tela. Ne è pensato autore Gabriele Caliari, figlio di Paolo, il grande Paolo Veronese; e certo della 'scuola' veronesiana ritroviamo qui, sebbene in scala minore, alcuni caratteri indiscutibili, dall'arioso impianto compositivo, al bel respiro di cielo e di paese, alla puntualità ritrrattistica, alla succosità cromatica. A sottolineare, comunque, l'importanza del dipinto, si tenga conto che quella di Gabriele è figura dai contorni forse meno noti tra gli 'Haeredes Pauli', ossia i continuatori del Maestro. Infatti ci si appoggerebbe per ora a una sua sola opera certa, la pala firmata nella parrocchiale di Liettoli (Padova), pala della quale si intende ravvisare una replica autografa, almeno riguardo al gruppo centrale, in un dipinto presso il romano Museo Capitolino. La città, in basso, è colta da un punto di vista diametralmente opposto a quello esperito nelle quattrocentesche storie di donna Vincenza, quindi non da Monte Berico, ossia da sud, ma da nord scendendo cioè, per intenderci, dalla 'strada Marosticana' e avendo subito sotto di noi la Porta di S. Bortolo. Di conseguenza, Monte Berico viene ad essere, adesso, alle spalle della città: un ribaltamento della situazione che indubbiamente risente dell'analoga, nuova impostazione conferita all'immagine urbana con la stesura della pianta prospettica di Vicenza (la 'Pianta Angelica'), preparata nel 1580 per aderire ad una iniziativa pontificia. Inoltre ci si ricollega qui direttamente al 'modellino' di Vicenza, in legno rivestito d'argento, preparato con la collaborazione di Andrea Palladio e offerto nel 1578-1580, in ringraziamento della scampata pestilenza nel 1576-1577, proprio al Santuario di Monte Berico: modellino perduto allo spirare nel '700 durante l'invasione francese ma pur ricostruibile tramite testimonianze iconografiche e che può essere appunto utile confrontare con questo ex-voto Tiepolo. Spicca in esso, giureremmo, un altro particolare piuttosto rimarchevole: il santuario, in alto sul colle, si direbbe mostrarsi coerentemente alla direttiva visuale, preso da nord e immaginando appianato quel rilievo che, da quella parte, ne nascondeva allora in pratica la vista: ostacolo rimosso, nella realtà, solo con il suo spianamento e la creazione, molto più tardi (1919-1921), del largo Piazzale della Vittoria. Ora, stando così le cose, dovremmo vedervi ripreso anzitutto, nel corpo sporgente, sia pure in maniera sommaria, l'ampliamento palladiano del santuario, cominciaato appunto da quella parte settentrionale nell'agosto 1576 e al 1597-1598, tempo del nostro ex-voto, sicuramente concluso nella sua struttura. Questo comporterebbe che la facciatina adombratavi riproduca quella dell'aggiunta palladiana: avvicinandosi, ci sembra di capire, a quella rappresentazione che di essa, alla luce di recentissime indagini, ci sarebbe fornita nel 1741 da Francesco Muttoni nel particolare di una apposita incisione per lui tracciata da Giorgio Fossati. Problema aperto che basti in questa sede aver segnalato. Di qualità assai inferiore la tavola con la Sposa risanata , il cui spessore documentario è però rilevante sul piano dell'arredamento e del costume: ammiriamo il pesante letto a baldacchino, con le colonnine tortili agli angoli e le coltri ricamate. In alto, a sinistra, la Madonna scende improvvisa reggendo in grembo, caso rarissimo in questa collezione del santuario, il Bambino benedicente. Anche cinquecentesca è plausibile sia l'Annunciazione , singolare tempera su vetro che riprende i modi della pittura veneziana del sec. XVI nell'interpretazione calligrafica, nell'elegante linearismo che rimanda allo 'stile' dei tanti 'madoneri' tanto legati per secoli, proveniendo dalla matrice orientale e bizantina, alle vicende del mondo lagunare. A uguali epoca e ambito dovrebbe appartenere la tavola con l'Adorazione dei pastori, meno fine e più 'popolare', cionodimeno piacevolissima per la spontanea forza incisiva nel segno e non alinea da qualche inaspettata minuzia descrittiva risolta con maestria: guardiamo al velo della Madonna, al luccichio qua e là acceso tra la sinuosità delle vesti. Bella, scoperta derivazione da Paolo Veronese unita a qualche ricordo della drammaticità del Tintoretto, risulta la tela con il Trasporto di Cristo nel sepolcro: buona 'esercitazione' da ritenersi realizzata nel settimo-ottavo decennio del '500.
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