DOMENICA QUINDICESIMA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A
“Sul terreno buono” (Matteo 13, 1-23)

Un linguaggio narrativo, ricco di immagini e di simboli, molto spesso è più efficace di un’esposizione diretta e freddamente razionale di idee. Anche Gesù usa spesso delle metafore, che chiamiamo parabole. La parabola non sempre favorisce una comprensione immediata. Nel vangelo di Matteo sembra che Gesù parli in parabole per costringere le persone a pensare, a riflettere, per scoprirne il senso nascosto. Gli schemi mentali comuni, che spesso riproduciamo per convenzione e pigrizia, portano a ripetere delle idee, come l’idea che il popolo di Israele aveva del Messia, che doveva essere un potente conquistatore. Con paragoni e simboli tratti dalla vivacità della vita quotidiana, Gesù cerca di trasmettere un’immagine differente del Messia e di Dio stesso. Con il linguaggio in parabole ci parla del regno di Dio.
Leggiamo nel vangelo di Matteo, 13, 1-23:
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: “Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti”.
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: “Perché a loro parli con parabole?”. Egli rispose loro: “Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno”.
Seduto sulla barca, Gesù parla alla folla con l’autorità del Maestro. La parabola del seminatore è ben nota, e Gesù stesso la spiega ai suoi discepoli. Essi appartengono a quei “piccoli” ai quali il Padre ha voluto rivelare i segreti del regno di Dio, nascondendoli, invece, “ai sapienti e ai dotti”.
Il seminatore è Dio, che in Gesù ci offre il buon seme della sua parola, perché possiamo conoscere e fare nostra la via del regno di Dio ed essere felici. Il seme incontra molte difficoltà, resistenze, opposizioni per poter germogliare e crescere. A volte sembra che in questo mondo sia destinato al fallimento totale. Invece, questa parabola assicura che il seme della Parola ha un’energia irresistibile e una possibilità di successo straordinario e spettacolare: un grano che normalmente potrebbe produrre altri sette o otto grani, arriverà a produrne altri cento, o sessanta, o trenta. È una parabola che trasmette un messaggio di speranza nella potenza della Parola e nella realizzazione del progetto di Gesù.
Ci sono diversi tipi di terra che ricevono il seme, quattro atteggiamenti che possono appartenere a quattro persone differenti o alla stessa persona in momenti diversi.
C’è un terreno duro, impermeabile, che resiste al messaggio di Gesù e pensa solo ai propri interessi. Il seminatore è generoso: getta il seme con speranza. Chissà? Ci può essere qualche piccola fessura in cui il seme può penetrare. Dove il terreno non si apre, se il messaggio non viene accolto, il Maligno, il tentatore lo porta via: rimane solo la sua proposta tentatrice, come le tentazioni di gloria e di potere che Gesù ha conosciuto e vinto nel deserto.
C’è un altro tipo di terreno: il seme cade su un terreno sassoso. È la persona superficiale, di facile entusiasmo, che magari è attratta dal messaggio di Gesù perché lo sente come la vera risposta alle sue inquietudini più profonde, ma subito lo dimentica e cede alla prima difficoltà. “Non ha in sé radici”, è “incostante”. È come colui che costruisce la sua casa senza fondamenta, sulla sabbia. La grazia, il dono più difficile e più necessario oggi è la costanza, la perseveranza, in questa società superficiale, dell’apparire, dell’usa e getta, di ciò che piace al momento: come può realizzarsi un vero impegno per il cambiamento?
Un terzo tipo di terreno è quello in cui crescono le spine. È un terreno fertile, perché le spine crescono bene e germoglia anche il seme che è stato seminato. Si tratta di una persona buona, ben disposta, che accoglie la buona notizia del Regno e vuole incarnarlo nella sua vita. Ma “la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza” fanno sì che la sua mente e le sue energie vengano incanalate in un’altra direzione. Forse è la condizione di molti discepoli di Gesù. Non lo rifiutano, non sono cattivi, ma non hanno tempo. Molte cose, tante “preoccupazioni” impediscono un vero impegno di fede che animi tutta la vita. E poco per volta diventano spiritualmente sterili.
E infine c’è un buon terreno, che accoglie il seme e produce frutto abbondante. È la persona che ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica. Costruisce la sua casa sulla roccia. È la via della vera felicità, che la stessa Madre di Gesù ha dovuto imparare. Quando una donna gridò a Gesù: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allevato”, egli rispose: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”: una felicità aperta a tutti, nella conoscenza della Parola di Dio che si è rivelata in Gesù, nell’attenzione alla Parola che si manifesta nella storia, e nell’ascolto della Parola che vive nel cuore di ognuno e nella sorprendente bellezza della creazione.

Padre Bernardino Zanella osm

