Omelia del Vescovo di Vicenza mons. Giuliano Brugnotto, 25 agosto 2026

Omelia nella festa della Beata Vergine Maria di Monte Berico

Basilica di Monte Berico, 25 agosto 2026

Letture: Sir 2,6-11.18; Sal. 103; Gal 4,4-7; Gv 19,25-27

Introduzione alla Messa

Fratelli e sorelle,

la festa della Madonna di Monte Berico ci riporta oggi a un giorno preciso della storia della nostra Chiesa e della nostra città: il 25 agosto 1428, quando venne posta la prima pietra del Santuario. Quella pietra diceva la fiducia di un popolo che, in un tempo segnato dalla prova, aveva sperimentato la vicinanza di Maria e, attraverso di lei, la misericordia di Dio.

Omelia

Un cordiale saluto al rettore di questa Basilica padre Carlo con i confratelli Servi di Maria, al presidente del Capitolo della Cattedrale Mons. Francesco a ai capitolari, un saluto alle autorità civili in rappresentanza del Comune e della Provincia e alle altre autorito.

Fratelli e sorelle, è proprio la misericordia la parola che attraversa con insistenza la prima lettura. Il libro del Siracide la richiama per ben quattro volte: «sperate nei suoi benefici, nella felicità eterna e nella misericordia»; «il Signore è clemente e misericordioso»; «perdona i peccati»; «salva al momento della tribolazione».

Non si tratta semplicemente di una consolazione per i giorni difficili. La misericordia è il modo stesso con cui Dio si rivolge all’uomo. È il suo chinarsi verso di noi per aprirci una strada anche quando noi non riusciamo più a scorgerla.

Questa misericordia ha preso un volto in Gesù Cristo. San Paolo ci ha ricordato: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna». La misericordia di Dio non è rimasta una promessa lontana: è entrata nella nostra storia, si è fatta carne, ha condiviso la fragilità della nostra condizione.

E quella misericordia, che appartiene pienamente a Cristo, viene in modo singolare partecipata a Maria. Per questo la veneriamo come Madre di misericordia.

Nel Vangelo la troviamo ai piedi della croce. Gesù dice al discepolo: «Ecco tua madre». Proprio nel momento della sofferenza e dell’apparente sconfitta, Cristo ci dona una madre. È come se dicesse: nessuno dei miei discepoli dovrà attraversare da solo la prova della vita. Maria rimane accanto a noi perché ci aiuti a credere che la misericordia del Padre è più grande del male e più tenace della nostra paura.

Abbiamo particolarmente bisogno di confessarlo in questo nostro tempo travagliato. Le guerre che continuano, le violenze, le ingiustizie, le inquietudini per il futuro possono insinuare il dubbio che la storia sia abbandonata a se stessa.

Ma questa parola riguarda anche da vicino la nostra città di Vicenza. Una città ricca di bellezza, segnata da un patrimonio artistico straordinario e da una vivacità imprenditoriale che ha generato lavoro, competenze e responsabilità. E tuttavia anche Vicenza conosce oggi fatiche che non possiamo ignorare: il calo demografico, la conseguente riduzione della forza lavoro, l’emergenza abitativa, quartieri nei quali non è sempre facile integrare costumi, culture e storie differenti.

Che cosa significa, allora, per una città come la nostra confidare nella misericordia di Dio?

Non significa certo sottrarsi ai problemi, né pensare che la fede possa sostituire la responsabilità delle istituzioni, delle imprese, delle comunità cristiane e dei cittadini. Al contrario. Confidare nella misericordia di Dio significa ricevere uno sguardo capace di elevarsi al di sopra della sola fatica del presente, per ritrovare respiro, creatività e coraggio.

Significa credere che anche dentro situazioni difficili si possano aprire strade nuove. Strade di solidarietà e integrazione, di sostegno alle persone più vulnerabili, di attenzione educativa alle nuove generazioni, di accompagnamento alle famiglie e alle coppie che desiderano accogliere dei figli, di scelte coraggiose perché nessuno si senta estraneo o escluso dalla vita della città.

La misericordia, allora, non ci rende meno responsabili: ci rende più liberi dalla paura e più capaci di prenderci cura gli uni degli altri.

È questa fiducia che sostiene anche la vita nascosta e quotidiana di tante persone. Penso alle famiglie che ogni giorno ricominciano, ai genitori che si prendono cura dei figli, a chi assiste una persona anziana o fragile, a chi affronta con responsabilità il proprio lavoro, a chi educa, cura, serve, costruisce relazioni di pace. Sono gesti che raramente fanno notizia, eppure tengono in piedi il mondo.

Anche questo impegno quotidiano poggia, spesso senza che ne siamo pienamente consapevoli, su una speranza: la vita merita di essere custodita, il bene merita di essere compiuto, l’altro merita la nostra cura. Noi cristiani osiamo dare un nome al fondamento ultimo di questa speranza: la misericordia del Signore.

Nel giorno in cui ricordiamo la prima pietra di questo Santuario, chiediamo una grazia a Maria, Madre di misericordia: che anche la nostra città e la nostra vita siano costruite su questa pietra sicura, la misericordia di Dio.

Maria, Madre di misericordia, prega per noi e custodisci Vicenza nella speranza.

Sua Eccellenza monsignor Giuliano Brugnotto Vescovo di Vicenza

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