Commento al Vangelo domenicale, 14 settembre 2025

FESTA DELL’ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

Dio ha tanto amato il mondo

Giovanni 3, 13-17

Crocifisso miracoloso della chiesa dei Servi di Padova, attribuito a Donatello

Se c’è qualcosa di necessario e urgente per la società di oggi, è che siano sempre più numerose le persone capaci di essere presenza e segno di un mondo nuovo e che, nonostante i limiti umani, rendano visibili relazioni di bontà, di pace, di equità e giustizia, di gioia, tenerezza e compassione.

Leggiamo nel vangelo di Giovanni 3, 13-17:

Gesù disse a Nicodemo: “Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.

Nicodemo era un avvocato ebreo, attento ai fenomeni spirituali e desideroso di una profonda riforma del culto e della vita di Israele. Crede che Gesù possa essere la persona inviata da Dio per questo scopo. Gesù, invece, non propone una semplice riforma, ma una nuova nascita: “Se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”.

“Nascere dall’alto”, dallo Spirito, per una vita definitiva già fin d’ora, una “vita eterna”: questo è il progetto di Dio per l’umanità, che Gesù rivela con la sua vita e la sua predicazione.

Gesù è il “Figlio dell’uomo”, l’uomo vero e maturo. Egli mostra come ogni essere umano potrebbe realizzarsi pienamente, facendosi simile a lui, riproducendo il suo amore. Il destino di Gesù è quello di essere “innalzato da terra”, glorificato sulla croce, affinché tutti possano vederlo e possano sapere fino a che punto può arrivare l’amore. Dalla croce egli effonde la vita per tutti, e chi la accoglie avrà, già nel tempo presente, una vita che non può essere distrutta.

Per spiegare tutto questo a Nicodemo, Gesù ricorda un episodio che si legge nell’Antico Testamento, nel libro dei Numeri. Durante la traversata del deserto, il popolo di Israele ha conosciuto momenti di grandi prove, a causa della sua mancanza di fede, delle sue gelosie, dei suoi conflitti e delle sue ribellioni. Una di queste prove fu la piaga dei serpenti velenosi che mordevano le persone causandone la morte. Su suggerimento di Dio, Mosè innalzò un serpente di bronzo su un palo: se uno fosse stato morso, guardando il serpente di bronzo avrebbe ottenuto la guarigione. Così Mosè liberò allora il suo popolo. In modo simile, l’umanità morsa dall’antico serpente, quello che tentò i padri delle origini al peccato, può trovare la salvezza e la vita guardando Gesù innalzato sulla croce. Egli è la manifestazione estrema dell’amore di Dio, “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito”.

Non si può pensare che Dio abbia voluto per il Figlio la passione e la morte in croce. Lo invia come messaggero di un’umanità nuova, di un’altra maniera di vivere, nella giustizia e nell’amore. Gesù verrà assassinato dai suoi avversari, non per volontà del Padre, ma perché lo sentivano come una minaccia ai loro interessi di potere sul popolo.

Si può vedere qui anche un’allusione ad Abramo, che era disposto a sacrificare il proprio figlio, credendo che Dio glielo avesse chiesto. Gesù, innalzato in alto, sulla croce, è la realizzazione della sua fedeltà all’annuncio dell’amore totale di Dio per l’umanità. È un amore per tutti, offerto a un mondo che Dio vuole salvare, e non giudicare e condannare, anche se il mondo ha la possibilità di accoglierlo o rifiutarlo. Questo è il dramma dell’umanità: poter dire di no a Dio, poter scegliere altre strade, che sono strade di morte. Probabilmente nessuno sceglie consapevolmente strade di morte, perché tutti cerchiamo di essere felici e di vivere pienamente. Ma la ricerca di vivere bene non deve essere superficiale, egoista, interessata e consumista. Deve essere giusta, inclusiva, aperta agli altri, attenta alla situazione dei più bisognosi, impegnata con Dio e con tutta la creazione, in un processo di trasformazione e trasfigurazione del mondo. Se non si aderisce a questo progetto di nuova umanità, ci si esclude dalla pienezza della vita e dalla vera felicità: “Chi non crede è già stato condannato”.

Un Dio che ama il mondo, con tutta la sua grandezza e tutta la sua miseria: questa è la grande notizia, la fonte della vera gioia, e un Dio che non ha altro modo per manifestare tutto il suo amore, che mandando il proprio Figlio a insegnare all’umanità la via dell’amore e di una vita che nemmeno la morte può distruggere, perché “chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. È un amore offerto, non a un solo popolo, ma al mondo intero, senza alcuna discriminazione. Una proposta che attende una risposta di fede, perché la vita fluisca nel credente per sempre. È necessario alzare lo sguardo al Figlio, distogliendolo dalle cose che trascinano l’uomo a terra, e lo rendono vulnerabile al morso del serpente velenoso.

Dio ha offerto sé stesso nel suo Figlio, per accogliere tutta la sofferenza e tutta la miseria umana, perché nessuno si senta solo, in nessun momento. L’umanità deve poter ascendere a un cammino nuovo, la realizzazione del progetto originario di giustizia e di pace.

Certamente, nessuno è innocente. Ma Gesù non è venuto a giudicare, a condannare. Egli non è il Messia giudice, come sperava Giovanni Battista. La salvezza è offerta gratuitamente a tutti. La tragedia si può dare quando l’uomo decide di rifiutare questo amore gratuito, e preferisce “le tenebre alla luce”, perché la luce potrebbe rivelare la malvagità delle sue opere: “Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate“.

Oggi “nascere dall’alto” può significare anche un nuovo sguardo sulla natura, riconoscendola come un dono di Dio di cui aver cura, per noi e per le generazioni future. Sarà un modo per ringraziare Dio “che ha tanto amato il mondo”, un modo di riconoscere lo Spirito di Dio che “rinnova la faccia della terra” e “fa nuove tutte le cose”.

“Nascere dall’alto” esige anche un impegno radicale per la pace, cominciando dal livello personale e familiare, ma anche intervenendo con iniziative a porre semi di pace nei troppi e gravissimi campi di guerra che proliferano nel mondo. Le terribili conseguenze di morti, feriti, distruzioni e genocidio, le profonde ferite sociali e culturali che il tempo difficilmente potrà sanare, non possono incontrare la nostra indifferenza e la nostra assuefazione.

Padre Bernardino Zanella osm

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