DOMENICA SESTA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
“La vostra giustizia” (Matteo 5, 17-37)

Le tradizioni religiose dei diversi popoli, radicate nelle condizioni geografiche e culturali proprie, tentano di dare una risposta alle esigenze profonde dell’umanità, alla ricerca di senso di ogni uomo e al suo desiderio di riconoscere il suo posto nel mondo.
La proposta di Gesù non si riduce semplicemente a una struttura religiosa, e non è condizionata dai limiti di una cultura o di una regione, benché sia fortemente alimentata dalla cultura in cui si forma l’uomo Gesù. È la via di una piena, libera, universale realizzazione umana, o, in altre parole, della vera umana felicità.
Leggiamo nel vangelo di Matteo 5, 17-37:
Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geenna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno.
Questo testo è parte della riflessione più ampia che Gesù sviluppa dopo aver proclamato le Beatitudini. Chiarisce che questo nuovo codice è il frutto maturo di un lungo cammino di preparazione e di attesa, che non può essere dimenticato o negato: “Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento”. È il tempo della piena realizzazione di un esodo liberatore, di cui l’antico esodo dalla schiavitù dell’Egitto era stato solo un annuncio e un anticipo.
Ai suoi discepoli Gesù propone un cambiamento radicale. Non possono assumere e attuare il suo progetto, se si limitano a mettere in pratica gli insegnamenti degli scribi e dei farisei: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. I farisei avevano una concezione molto rigorosa della giustizia; il modo per essere riconosciuti giusti davanti a Dio, dipendeva dalla pratica rigorosa e formale di tutte le norme della Legge. I discepoli di Gesù devono essere stati presi dallo sbigottimento nel sentire che non era sufficiente raggiungere la giustizia di questo gruppo sociale che dedicava tutta la propria passione, tutta la propria energia all’obbedienza della Legge. Proprio per questo i farisei erano considerati una classe privilegiata di maestri. Gesù non scardina, ma approfondisce e umanizza il loro concetto di giustizia, per aprirlo a un principio più radicale: la ricerca del vero bene dell’uomo. Il comandamento diceva: “Non ucciderai”, e quindi sarai in pace con la tua coscienza e con Dio se non hai ucciso fisicamente nessuno. Solo “chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Già questo livello di esigenza imponeva un alto rispetto per la vita. Se oggi riuscissimo ad arrivare almeno a questo!
Questa giustizia, tuttavia, non è sufficiente per i discepoli di Gesù. Con un’autorità inaudita di fronte alla Legge, che era considerata dono di Dio a Mosè, Gesù dichiara: “Ma io vi dico”. Il criterio estremo proposto da Gesù sarà quello di riflettere le caratteristiche di Dio Padre, che ama tutti i suoi figli, buoni e cattivi: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. La giustizia dei discepoli deve essere “superiore” a quella degli scribi e dei farisei, per poter entrare nel “regno dei cieli”, nella nuova umanità, animata dallo Spirito e al servizio della vita e dell’amore. Gesù non propone un elenco di altri comandamenti, ma il cambiamento del cuore. Chiudere il proprio cuore al fratello è come ucciderlo: “Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio”. Bisogna eliminare le radici del male: la violenza, l’arroganza, il narcisismo, la vendetta, prima ancora che producano i loro frutti cattivi. L’amore, la riconciliazione con il fratello precedono lo stesso culto a Dio: “Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello”. Non c’è relazione con Dio se non si è aperti alla relazione con gli altri.
Allo stesso modo, per adempiere la Legge: “Non commetterai adulterio”, era sufficiente non compiere l’azione dell’adulterio. La donna sposata era considerata proprietà dell’uomo, e l’adulterio era un attentato contro la proprietà: “Non desidererai la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né la sua moglie, il suo servo, la sua serva, il suo bue o il suo asino”. Pertanto, non c’era condanna se un uomo aveva relazioni con donne non sposate, libere. L’inserimento della sposa, come dei servi, nell’elenco delle proprietà materiali e degli animali del padrone, chiarisce bene la concezione patriarcale sottesa a questa legge. Gesù porta il comandamento alla sua radicalità: l’estremo rispetto verso ogni uomo e ogni donna, per un’unione che sia testimonianza dell’amore e della tenerezza di Dio, in uguale dignità. Pertanto, è necessaria la vigilanza anche sul proprio sguardo e sul proprio desiderio: “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore”.
La giustizia e la fedeltà sono più importanti dell’integrità fisica stessa: “Se il tuo occhio ti porta a peccare, toglilo”, “se la tua mano ti porta a peccare, tagliala”: Gesù non vuole certo incitare all’automutilazione, ma esorta, con il linguaggio paradossale proprio della sua cultura, a eliminare tutti gli atteggiamenti che possono deviarci dal cammino.
La relazione tra fratelli deve evitare anche ogni tipo di falsità e inganno. Il comandamento diceva: “Non giurerai il falso”, ma per il discepolo di Gesù non sarà necessario alcun giuramento. La sua parola deve essere sempre sincera e trasparente: Sia il vostro parlare “sì, sì”, “no, no”. La verità, semplicemente.

Padre Bernardino Zanella osm

