DOMENICA DODICESIMA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
“Non abbiate paura ” (Matteo 10, 26-33)

Da molti secoli la chiesa costruisce grandi edifici per l’accoglienza dei suoi fedeli, per il culto, la catechesi, le opere di carità. Dall’impulso di Papa Francesco la direzione sta cambiando: non solo accogliere, ma uscire per incontrare ed essere testimoni di Gesù nel mondo, con una testimonianza che può trovare accoglienza, ma anche rifiuto.
Leggiamo nel vangelo di Matteo 10, 26-33:
Gesù disse ai suoi apostoli: Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.
Mentre percorreva città e villaggi, Gesù, “vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore”. Vede la possibilità di offrire un cammino di vera felicità, “la messe è abbondante”, ma non c’è abbastanza forza: “Sono pochi gli operai”. Per questo invita prima alla preghiera perché “il Signore della messe mandi operai nella sua messe”, affinché si prenda coscienza del problema. E poi sceglie dodici apostoli e li manda in missione.
Li previene con le istruzioni necessarie. Non sarà una missione facile, perché sono portatori di un messaggio e di un progetto totalmente opposti alla mentalità e agli interessi di molti, in ambito civile come nel mondo religioso. Incontreranno resistenza, opposizione e persecuzione, come il Maestro stesso, che già era perseguitato e trattato come un indemoniato.
Ma “non abbiate paura degli uomini”: gli “uomini” sono quell’umanità che non si è aperta al dono dello Spirito, il quale invece accompagna i discepoli anche nei tribunali, nelle sinagoghe, davanti ai governatori e ai re.
Tutto ciò che hanno imparato da Gesù, nei momenti della sua manifestazione pubblica, e nei momenti di maggiore intimità con lui, dovranno condividerlo apertamente, senza paura: “Nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze”. Rivelate, fate conoscere, ripetete, proclamate: questo è il compito degli inviati. La Parola di Dio non può essere nascosta o privatizzata. E sarà manifestata soprattutto con la vita: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”. La credibilità e l’efficacia della missione dipende dall’amore reciproco.
Matteo insiste su queste esigenze affinché la sua comunità le comprenda e le assimili, perché è evidente che ha bisogno di essere risvegliata per impegnarsi anch’essa nella missione.
L’opposizione a coloro che portano il messaggio di Gesù può arrivare fino all’uccisione dei messaggeri. Tuttavia Gesù insiste: “Non abbiate paura”. “Gli uomini” possono uccidere il corpo dei discepoli, “ma non hanno potere di uccidere l’anima”. La morte del corpo per fedeltà alla Buona Notizia non è un fallimento, ma apre alla pienezza della vita. Dio si prende cura della vita in tutte le sue manifestazioni, anche di quelle che sembrano le più fragili e insignificanti, come quella dei passerotti. Quanto più si prenderà cura dei discepoli di Gesù!
La piena realizzazione della vita e la felicità definitiva del discepolo passano attraverso la fedele adesione alla persona di Gesù, la realizzazione del suo progetto e la trasmissione del suo messaggio, costi quel che costi, anche la vita stessa. Un’altra strada significherebbe giocarsi la vita in un fallimento totale: “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. Non vuole essere una minaccia per il futuro, ma l’indicazione per dare oggi un senso pieno alla nostra vita.

Padre Bernardino Zanella osm

