Commento al Vangelo domenicale, 7 settembre 2025

DOMENICA VENTITREESIMA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Non può essere mio discepolo

Luca 14, 25-33

Bruno Meneguzzo, Testimoni del Vangelo

In una società che ha sufficienti ragioni per sospettare di qualsiasi radicalismo, il vangelo propone con forza la radicalità della sequela di Gesù.

Leggiamo nel vangelo secondo Luca 14, 25-33:

Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Molte persone camminano con Gesù verso Gerusalemme. Gesù non vuole che sia solo un accompagnamento fisico. Molti sono lì, ma i loro pensieri non sono con il pensiero di Gesù. Sognano un Messia potente, che conquisti il potere e lo condivida con loro, o un Messia giudice, che punisca i malvagi e premi i buoni. Gesù chiede loro di condividere il senso del suo viaggio, imparando da lui, il maestro, ad essere discepoli, assumendo il suo progetto di vita. Perciò, “si voltò”, rivolgendosi a coloro che lo seguivano, e chiarisce loro: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Il progetto di Gesù unifica tutte le energie del discepolo e le orienta tutte verso questa priorità. La famiglia, gli affetti più teneri e profondi, i progetti più ambiziosi, la vita stessa, non sono esclusi; sono grandi valori che trovano nella centralità di Gesù il loro posto e la loro armonia. Nulla è più importante dell’adesione a Gesù e al suo progetto. Se qualcuno o qualcosa potesse distogliere il suo cuore, il discepolo sa che deve riorientarlo verso il Maestro, e solo in lui trovare il senso della sua vita.

Questa opzione può incontrare l’opposizione degli altri, il disprezzo o la persecuzione da parte di coloro che sanno vivere in questo mondo, che gestiscono bene le logiche del potere e degli interessi, che usano parenti e amici a proprio vantaggio. Questa sarà la croce inevitabile del discepolo, mentre segue Gesù che lo ha preceduto, insieme alla fatica di far nascere in sé stesso l’uomo nuovo, libero da ogni egoismo: “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”.

Seguire Gesù non può essere frutto di un entusiasmo superficiale e momentaneo. Richiede riflessione e impegno. Gesù lo ricorda con due brevi parabole. “Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?”. “Calcolare la spesa” per “costruire una torre” significa avere chiara coscienza della grandezza e della difficoltà di realizzare il progetto del regno di Dio, in sé stessi e nella società in cui si vive. Anche il paragone con il re, che “siede prima a esaminare” se ha forza sufficiente per la sua campagna di guerra, illustra efficacemente le esigenze e la responsabilità di coloro che seguono Gesù.

Ci sono ostacoli che possono rendere difficile l’adesione del discepolo, come i legami degli affetti, l’aspirazione al potere e la paura della sofferenza, della croce. Ma l’ostacolo più comune è l’attaccamento ai beni: “Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. I beni della terra sono buoni e necessari, ma possono farsi padroni, possedere il cuore del discepolo e impedire la sequela di Gesù e la realizzazione del regno di Dio: i seguaci di Gesù non possono servire due padroni, Dio e il denaro.

Padre Bernardino Zanella osm

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