DOMENICA VENTISETTESIMA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C
“Accresci in noi la fede”
Luca 17, 3b-10

Marc Chagall, Figlio prodigo, 1975
L’uomo determinato, deciso, sicuro di sé, che minaccia e realizza, che si vendica delle offese vere o presunte, sembra essere l’immagine dell’uomo possente, dotato di una forte personalità. L’uomo paziente, che cerca il dialogo, il perdono, che tesse reti per la riconciliazione e la rappacificazione, sembra un uomo debole, che non sa affermarsi. E invece, in lui sono la vera forza e la reale saggezza.
Leggiamo nel vangelo di Luca 17, 3b-10:
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai”. Gli apostoli dissero al Signore: “Accresci in noi la fede!”. Il Signore rispose: Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.
È possibile, anzi probabile, che nella comunità dei discepoli qualcuno devii: un fratello può offendere un altro fratello. L’offesa provoca la divisione. È lo stesso offeso che, invece di provare risentimento e desiderio di vendetta, deve prendere l’iniziativa e cercare di ricomporre l’unità, di ricostruire l’armonia e la pace, attraverso la correzione fraterna, per arrivare al pentimento, alla riconciliazione e al perdono: “Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli”. L’indicazione di Gesù è breve ed essenziale, e indica una direzione, anche se in realtà questi processi sono spesso difficili e faticosi.
E la cosa più difficile è continuare a perdonare quando l’offesa si ripete. Il numero sette nello stesso giorno indica che è possibile una perseveranza illimitata nell’offesa, ma è necessaria anche una disponibilità illimitata al perdono: “E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: ‘Sono pentito’, tu gli perdonerai”.
Per poter vivere e annunciare le esigenze del regno di Dio, di una società giusta, solidale e riconciliata, gli apostoli chiedono a Gesù una fede più grande: “Accresci in noi la fede”. È troppo difficile la sua proposta. Egli risponde che non c’è bisogno di una grande fede. Bisogna semplicemente avere fiducia in Dio e credere che la conversione è possibile, passare dalla concezione religiosa immobile degli scribi e dei farisei, rappresentata dal gelso, alla liberazione che la piena adesione a Gesù e al suo progetto realizza: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: ‘Sradicati e vai a piantarti nel mare’, ed esso vi obbedirebbe”.
Senza l’adesione a Gesù, gli apostoli continueranno ad essere schiavi della Legge, osservanti di tutti gli obblighi, “servi inutili”, e non raggiungeranno la libertà dei figli. Il servo conosce la durezza di un padrone che non lo rispetta e si fa servire, incurante della sua dignità e della sua stanchezza: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”. Allo stesso modo i discepoli, se rimangono soggetti alla Legge, potranno solo dire: “Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”, ma non conosceranno l’amore gratuito di Dio. Come il figlio maggiore della parabola, che aveva adempiuto tutti gli ordini del padre come un servo, lavorando per tanti anni “senza mai disobbedire a un comando”, ma non era stato capace di condividere la gioia del ritorno del fratello minore, né aveva potuto conoscere e riprodurre nella sua vita quell’immenso amore gratuito dimostrato dal padre. Non è passato da essere servo a essere figlio.

Padre Bernardino Zanella osm

