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Intervista a Maria Maddalena. Da penitente a donna della risurrezione

Basilica di Monte Berico, giovedì 22 luglio 2021 ore 20.30

Iniziativa culturale promossa dalla comunità dei frati di Monte Berico in collaborazione con Presenza Donna e Schola Poliphonica del Santuario di Monte Berico

Giovedì 22 luglio alle ore 20.30, nella Basilica di Monte Berico, nell’ambito del programma della valorizzazione del patrimonio culturale del santuario vicentino, la comunità dei frati Servi di Maria presenta una serata all’insegna del connubio tra arte, musica e spiritualità. Il programma dell’evento, ormai quinto della rassegna annuale “Giovedì alla scoperta del Tesoro” iniziata nel mese di marzo, è dedicato alla figura di Maria Maddalena, proprio nel giorno in cui si celebra la sua festa liturgica. L’idea di focalizzare l’attenzione su questa grande testimone della passione e della risurrezione – definita già nel III secolo da sant’Ippolito di Roma “apostola degli apostoli” – trova la ragione peculiare nel fatto che la presenza simbolica della Maddalena ricorre in modo incisivo sia nel santuario che nella sua raccolta museale, riallestita lo scorso anno e in quell’occasione denominata “Tesoro della Madonna da Monte”.

Agata Keran, storica dell’arte impegnata da anni nella valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di Monte Berico e curatrice dell’attuale allestimento museale, presenterà al pubblico tre ritratti della Maddalena custoditi nel santuario: ai piedi della croce in una scultura lignea del primo Settecento attribuita alla bottega di Andrea Brustolon; partecipe al compianto di Gesù nella pala cinquecentesca di Bartolomeo Montagna; raffigurata come penitente in contemplazione in un dipinto seicentesco destinato alla devozione privata.

Il titolo “Intervista a Maria Maddalena” desidera porre in evidenza la complessità e la ricchezza spirituale e iconografica delle narrazioni che contrassegnano lo sviluppo storico del suo culto, costellato in itinere di elementi leggendari che trovano la propria origine nell’immaginario medioevale, che fa confluire nella sua figura vari profili femminili del Vangelo. A condurre l’approfondimento biblico e teologico sarà sr. Elisa Panato, Orsolina del Sacro Cuore di Maria, dottoranda in teologia, e socia di “Presenza Donna”, associazione che da 25 anni si impegna a coltivare una cultura di genere e promuovere una “presenza evangelica al femminile”.

Il programma è scandito da alcune letture evangeliche a cura di p. Attilio Carrella e contempla inoltre un importante accompagnamento musicale messo a fuoco ad hoc da Silvia Fabbian, direttore del coro Schola Poliphonica del Santuario di Monte Berico, che ripercorre soprattutto la memoria della santa ai piedi della croce.

Info: Biblioteca Berica – bibliotecamberico@gmail.com – 0444.559445

Le lacrime di rinascita nella Pietà di Monte Berico
di Agata Keran

La scena sacra raffigura il momento in cui il corpo esanime e straziato del Salvatore giace sul grembo materno di Maria, sconvolta dal terribile lutto. Nella tradizione storiografica, il soggetto si associa sovente a un termine germanico, Vesperbild (“immagine del Vespro”), e trova le sue radici nella tradizione scultorea del Trecento legata in primis alla valle del Reno, la quale pone al centro l’ultimo commiato della Madre prima della sepoltura del Figlio. Nei territori italiani, l’iconografia del compianto si diffonde con particolare slancio nel primo Quattrocento, sia grazie all’importazione di opere provenienti dall’area centroeuropea (germanica e boema), sia mediante l’adozione del soggetto soprattutto nell’ambito pittorico, in piena sintonia con il sentimento religioso del tempo. La funzione liturgica di queste raffigurazioni riguarda in primis la sera del Venerdì Santo, dedicata anticamente nel seno dell’Ordine dei Servi di Maria – custode del santuario vicentino dove è custodita sin dalle origini la pala – alla “memoria del dolore della beata Vergine presso la croce”.
Nel dipinto di Monte Berico, la scena sacra si inserisce nel paesaggio ameno dei colli vicentini, nello specifico all’interno di una grotta (“covolo”) o cava, collegata idealmente alla memoria del sepolcro di Gesù. La raffigurazione coinvolge altri tre sacri protagonisti: Giuseppe d’Arimatea, Giovanni Evangelista e Maria di Magdala, partecipi in modo commosso al congedo materno. Il linguaggio allegorico coinvolge i dettagli naturalistici presenti nel dipinto: si notano in primo piano alcune presenze animali e botaniche, come la falena e il fiore di aquilegia, simboli entrambi del mistero pasquale, nonché una mela rovesciata, emblema del male ossia del peccato sconfitto grazie al sacrificio del Figlio di Dio.
Nell’economia del presente focus, merita una particolare attenzione la figura di Maria Maddalena, mentre china e piangente contempla i piedi del Salvatore feriti dai chiodi. Colpisce lo sguardo la bellezza cristallina delle lacrime sul volto della donna. Attraverso il finissimo disegno, a punta di pennello, il pittore svela il suo virtuosismo tecnico, aprendo al contempo il varco verso un pensiero spirituale espresso molti secoli prima da san Gregorio Magno: “Contaminati dal peccato dopo le acque della salvezza, cerchiamo di rinascere mediante le lacrime, e dunque seguendo la parola del supremo Pastore: «Come bimbi appena nati bramate il latte» [1Pt 2, 2]. Tornate come tenere creature al seno della vostra madre, l’eterna Sapienza; attingete alle abbondanti fonti della pietà di Dio; piangete le colpe commesse; evitate quelle che potreste compiere ora.” (San Gregorio Magno, Lettura del santo Vangelo secondo Giovanni Gv 20, 11-18, in San Gregorio Magno. Omelie sui Vangeli, a cura di Giuseppe Cremascoli, Roma 1994, p. 327).

Didascalia dell’opera

Autore: Bartolomeo Cincani detto il “Montagna” (Orzinuovi, Brescia 1447 circa – Vicenza 1523)

Titolo: Compianto su Cristo morto (“Pietà”)

Tecnica e dimensione: olio su tela, 232 x 248 cm

Collocazione: Vicenza, Basilica di Santa Maria di Monte Berico (altare della Pietà all’interno della chiesa gotica)

Datazione: 1500 (o 1505?)

Iscrizioni: OPUS BARTHOLOM | MONTAGNA | MCCCCC V AVRILE

 

Restauri finora eseguiti

Sebastiano Orlando 1844; Giuseppe Steffanoni 1888; Guglielmo Botti 1890; Franco Steffanoni 1910; Giuseppe Giovanni Pedrocco 1973.

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