DOMENICA VENTUNESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
“La porta stretta“
Luca 13, 22-30

Ambito veneto, Cristo crocifisso, 1452 ca., Santuario di Santa Maria di Monte Berico (Penitenzieria – cappella superiore)
Ci sono persone che vivono accettando ciò che succede ogni giorno e lasciandosi portare dagli eventi, senza un progetto di vita, un’opzione che motivi e guidi le loro decisioni. Si muovono piuttosto secondo i loro istinti e la possibile disponibilità alle novità. Gesù propone un criterio diverso, per arrivare alla vera felicità.
Leggiamo nel vangelo di Luca 13, 22-30:
Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”.
Disse loro: Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi.
Mentre cammina verso Gerusalemme, e si dedica alla formazione dei suoi discepoli, Gesù non cessa di evangelizzare “città e villaggi” ovunque passi. Per la strada, una persona gli chiede: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Gesù non risponde alla domanda. Sembra non essere interessato al numero di coloro che si salvano. Invece, gli interessa indicare come possono salvarsi. Propone un’immagine, quella della “porta stretta”, per dire che la salvezza è possibile a tutti, ma richiede sforzo e impegno, un profondo cambiamento di vita, con l’adesione a Gesù e al Regno che egli annuncia. In questo senso la porta è “stretta”, non perché significhi la necessità di penitenze e di sacrifici, ma perché va cercata, senza lasciarsi trascinare dalla corrente: occorre riconoscerla ed entrare in un processo di conversione. Il numero di coloro che si salvano dipende da questa decisione.
È necessario approfittare del tempo, che è limitato, perché la porta sarà chiusa e coloro che non sono entrati rimarranno fuori: “Molti cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno”. Non sarà sufficiente la semplice appartenenza a un’istituzione religiosa. Mentre Gesù si riferisce a Israele, Luca attira l’attenzione anche della sua comunità: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Neppure l’aver ascoltato la parola di Gesù e l’aver partecipato alla stessa eucaristia saranno titoli sufficienti per la salvezza, se non avranno prodotto frutti di vita nuova. La risposta a chi bussa tardi alla porta per entrare è terribile: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Questa risposta non intende manifestare il destino ultimo dei ritardatari, che è sempre nelle mani misericordiose del Padre, ma vuole stimolare con urgenza il cambiamento, prima che sia troppo tardi. Non è importante conoscere il futuro, ma l’oggi, che è ancora nelle nostre mani. I patriarchi e i profeti sono entrati nel regno di Dio, ma i loro figli possono rimanerne fuori. L’esperienza di Luca, come attestano gli Atti degli apostoli, gli presenta il potente processo di conversione dei pagani: “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio”. Da tutto il mondo numerosi popoli, ieri e oggi, fanno un cammino verso la giustizia e una società fraterna secondo il progetto del Regno, mentre i primi invitati potrebbero rimanere ultimi: “Vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi”.

Padre Bernardino Zanella osm

