Commento al Vangelo domenicale, 17 agosto 2025

DOMENICA VENTESIMA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

“Sono venuto a gettare fuoco sulla terra”

Luca 12, 49-53

Matthias Grünewald, Cristo risorto, 1515 ca., Musée d’Unterlinden, Colmar (Francia)

Tutti i tentativi di cambiamento innescano conflitti, tra le forze che preferiscono non cambiare nulla e quelle che cercano di aprire nuove strade, tra la pace dell’ordine stabilito e la lotta per un mondo più umano e una vita più piena.

Leggiamo nel vangelo di Luca 12, 49-53.

Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera.

Ai discepoli che lo accompagnano nel viaggio verso Gerusalemme, Gesù dichiara apertamente: “Sono venuto a gettare il fuoco sulla terra”.

Giovanni Battista aveva già annunciato che il Messia avrebbe battezzato “in Spirito Santo e fuoco”, ma aspettava un giudice che separasse i buoni dai cattivi, il grano dalla pula, per distruggere definitivamente i malvagi: “Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco”; “brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile”. Anche i discepoli Giacomo e Giovanni avevano proposto a Gesù di far scendere il fuoco dal cielo, per bruciare il villaggio che aveva negato loro ospitalità.

Invece, il fuoco che Gesù è venuto a portare sulla terra ha assolutamente un’altra natura e un altro scopo. Non è un fuoco che distrugge. Gesù vuole accendere nel mondo il fuoco dello Spirito, il fuoco di Pentecoste, l’energia che trasforma e “rinnova la faccia della terra”, facendo sparire l’antico e aprendo la terra alla nuova creazione. È un fuoco che brucia il cuore, nutre la vita e la spinge lungo le vie del regno di Dio, per estenderlo a tutta l’umanità. È il desiderio più profondo di Gesù: “Quanto vorrei che fosse già acceso!”.

Questo progetto incontrerà opposizione, sarà accolto da alcuni e respinto da altri che alla fine uccideranno Gesù in un battesimo di sangue: “Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!”. In realtà, è un progetto di amore, di pace e di giustizia, di riconciliazione universale e di armonia con tutta la creazione, ma provoca separazione, perché molti non lo accetteranno, forse per ignoranza, spesso per interessi opposti, o per semplice pigrizia e per la preservazione dell’ordine stabilito: “Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione”. La divisione è possibile tra i membri della stessa famiglia, con alcuni che aderiscono a Gesù e altri no: “D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”.

Era un’esperienza già vissuta quando Luca scriveva il suo vangelo; un’esperienza già annunciata pochi giorni dopo la nascita di Gesù, quando fu presentato al tempio. L’anziano Simeone lo prese in braccio e disse alla madre: “Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione”. Sarà sempre un segno di contraddizione. Di fronte a lui non è possibile la neutralità. Anche la nuova famiglia che Gesù propone non dipenderà dalla logica e dai legami del sangue, ma dall’accoglienza della sua parola: “Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”. L’adesione a Gesù e al suo messaggio sarà motivo di unione o di divisione, nel cuore della famiglia stessa e nella società.

Padre Bernardino Zanella osm

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