DOMENICA DICIOTTESIMA DEL TEMPO
ANNO ORDINARIO C
“Stolto!”
Luca 12, 13-21

Bruno Meneguzzo (1923-2016), Scena evangelica, 1950
Nella società di oggi, molto spesso la realizzazione e la tranquillità di una persona di fronte al futuro sono misurate dalla quantità di beni che ha accumulato. Difficilmente sono presi in considerazione altri valori.
Invece, leggiamo nel vangelo di Luca (12, 13-21):
Uno della folla gli disse: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. E disse loro: “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”. Poi disse loro una parabola: La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio.
Per camminare con Gesù come discepoli, bisogna affrontare vari ostacoli. Uno dei maggiori ostacoli è l’avarizia. Da qui la ferma esortazione di Gesù: “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia”. Il pretesto per questo insegnamento nasce dalla richiesta di uno, che si è avvicinato a Gesù in mezzo alla folla. Non è interessato alla parola del Maestro. Vuole solo approfittare dell’autorità di Gesù per risolvere a proprio favore un conflitto familiare in una questione di denaro: “Di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Il suo interesse è fisso nei beni materiali. Gesù rifiuta di entrare in questo conflitto, così comune e così frequente in tutti i tempi, e attira l’attenzione sull’avarizia. L’avaro crede di riuscire con il suo atteggiamento a garantirsi il futuro, ma deve imparare che “anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”.
Per chiarire ulteriormente questo insegnamento, Gesù aggiunge una parabola, che presenta il destino di un uomo ricco, la cui terra “aveva dato un raccolto abbondante”. Di fronte a una così grande abbondanza, i granai non sono sufficienti e non c’è posto per l’intero raccolto. Da qui la domanda: “Che farò?”. La redazione del vangelo di Luca vuole provocare la risposta della comunità, per confrontarla con la risposta data dal ricco. A quest’uomo non viene in mente che la messe abbondante è un dono di Dio, che non appartiene esclusivamente a lui. Potrebbe condividerla con tutti coloro che hanno bisogno e hanno il diritto di mangiare e di vivere, con coloro che non hanno terra, per la costruzione di una convivenza giusta e fraterna, in cui tutti siano riconosciuti portatori di uguali diritti e dignità. Forse Dio vuole saziare la fame di molti con la sua solidarietà.
Niente di tutto ciò gli passa per la mente. Il ricco pensa solo a sé stesso: che ne sarebbe di lui senza tutti questi beni? Chi gli darebbe sicurezza per il futuro? I suoi progetti sono ispirati solo dall’egoismo: “Demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni”. La sua sicurezza è l’accumulazione di beni. Può contare definitivamente su di loro: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”.
È una saggezza che il ricco raggiunge attraverso tutto un processo di riflessione: “Ragionava tra sé…”. Potrebbe essere la saggezza che hanno alcuni dei seguaci di Gesù. Ma non è la sapienza di Dio: “Stolto!”. La ricchezza non può impedire la morte improvvisa dell’uomo ricco: “Questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”. Stolto significa che non ha dato senso alla sua vita, che la perde fisicamente e spiritualmente. Lo evidenzia la dolorosa ironia di Dio: “E quello che hai preparato, di chi sarà?”.
La conclusione di Gesù è per tutti i suoi discepoli: l’assicurazione sulla vita non è la quantità di beni che si hanno, ma la capacità di condividere. “Chi accumula tesori per sé” spreca la sua vita. Saggio, sapiente, è colui che “si arricchisce presso Dio”, la persona che mette la sua vita nelle mani del Padre e la spende nel servizio e nella solidarietà.

Padre Bernardino Zanella osm

