Commento del Vangelo della notte di Natale, 2025

Sulla terra pace (Luca 2, 1-14)

A volte ci incontriamo con persone di grande nobiltà spirituale, di profonda integrità morale e forte impegno verso gli altri, che dichiarano con molta semplicità di non credere in Dio. E a volte incontriamo anche alcune persone di fede che hanno una mentalità così chiusa, risentita, intollerante e dura, che giudicano tutti dall’alto della loro pretesa verità.

La fede non dovrebbe potenziare il nostro percorso di umanizzazione?

La contemplazione dell’umanizzazione di Dio in Gesù ci ricorda il cammino di Dio, che ha assunto la nostra condizione umana per renderci capaci di riprodurre in noi la tenerezza e la misericordia del Padre.

Leggiamo nel vangelo di Luca 2, 1-14:

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirino era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nazareth, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

La prima preoccupazione di Luca è quella di inserire la nascita di Gesù nella storia, in un tempo in cui l’impero romano si era esteso enormemente e in un momento in cui si stava facendo il censimento di tutta la sua popolazione.

Nello stesso tempo l’evangelista suggerisce che chi dà il vero senso alla storia non è il potente imperatore «Cesare Augusto», seduto sul suo trono, benché sia in grado di ordinare che si faccia «il censimento di tutta la terra», ma un neonato «avvolto in fasce e posto in una mangiatoia», nato in una stalla, «perché per loro non c’era posto nell’alloggio».

L’imperatore impone il censimento per esigere la sottomissione e il pagamento delle tasse da parte di tutti i suoi sudditi, invece il neonato è venuto al mondo per insegnare un cammino di giustizia e di pace, di amore fino a dare la vita. Le stesse fasce in cui è avvolto manifestano la sua fragilità, la sua solidarietà con la nostra condizione umana bisognosa di protezione e di cura, e già accennano ad altre fasce, quando il corpo di Gesù sarà avvolto nelle bende e consegnato al sepolcro.

La madre pone il bambino «in una mangiatoia». È il luogo in cui si mettono gli alimenti per gli animali. Gesù si farà alimento per tutti, offrirà sé stesso come pane di vita, insegnando agli uomini a seguire la sua stessa strada: farsi pane perché nessuno al mondo muoia di fame.

L’annuncio della nascita di questo bambino è offerto a persone della stessa condizione sociale, i pastori, gli ultimi, la categoria più emarginata e disprezzata. I pastori non erano i proprietari del gregge. Condividevano la loro vita con gli animali ed erano considerati impuri. Non potevano perciò accedere al tempio ed erano privi dei diritti civili. Essi sono i primi invitati alla «mangiatoia» di Gesù.

L’Angelo del Signore annuncia loro la «buona notizia», a loro, che non hanno mai ricevuto una buona notizia in tutta la loro vita. È una notizia che causerà «una grande gioia, che sarà di tutto il popolo».

«È nato per voi un Salvatore». Questo è Gesù: il Salvatore dei pastori, dei poveri, di tutto il popolo. È venuto al mondo per liberare gli uomini da tutte le oppressioni e per renderli capaci di ascendere alla condizione di figli di Dio. Figli di Dio i pastori!, gli esclusi!; figlio di Dio ogni uomo e ogni donna che si lascia invadere e trasformare dalla presenza di Dio, che umanizza il suo cuore con la tenerezza, la dignità e la vera giustizia. Il Salvatore è quel bambino «adagiato in una mangiatoia», fragile, indifeso, povero, che affronterà i potenti con la forza dell’amore.

Le tenebre si popolano di angeli, la notte è sconfitta dalla luce della gloria di Dio: «La gloria del Signore li avvolse di luce». La gloria di Dio non è come quella dell’imperatore che ordina «il censimento di tutta la terra», e che umilia e sfrutta i popoli. È la gloria che solo i pastori possono vedere, la gloria di un’umanità amata e riconciliata: «sulla terra pace agli uomini, amati da Dio». Un amore che si estende a tutti gli uomini, a tutta la terra, a tutta la creazione, per la costruzione di un mondo nuovo, giusto, felice e in pace.

Padre Bernardino Zanella osm

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