Commento del Vangelo domenicale, 11 gennaio 2026

FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE – ANNO A

Si aprirono per lui i cieli (Matteo 3, 13-17)

Molti ritengono di realizzarsi pienamente come esseri umani se hanno più soldi, più potere, più divertimento, o più successo nei loro progetti o nelle loro ambizioni. Il Vangelo presenta Gesù come pienezza della realizzazione umana e propone che ogni persona cerchi la propria realizzazione seguendo lui.

Leggiamo nel vangelo di Matteo 3, 13-17:

Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”. Ma Gesù gli rispose: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”.

Dopo aver presentato Giovanni Battista, la sua predicazione e la sua attività sul fiume Giordano, dove battezzava immergendo le persone nell’acqua, perché riemergessero con un impegno di vita nuova, Matteo presenta anche Gesù, che appare già adulto, anche lui in fila per farsi battezzare.

Che cosa spinge Gesù all’incontro con Giovanni? Viene da solo o con altri dalla Galilea? Galilea era terra di confine, poco affidabile da un punto di vista dell’ortodossia, e politicamente molto instabile, perché lì fermentavano idee e movimenti insorgenti, contro l’impero di Roma e la sua cultura, e contro la complicità delle autorità religiose.

Le imprese di Alessandro Magno, alla fine del IV secolo a.C., avevano portato a una grande diffusione della cultura greca anche in Palestina: la lingua dei greci, le usanze, le costruzioni, le palestre, la filosofia. Gli ebrei, almeno la classe alta, erano abbagliati dalla sapienza della Grecia.

Ma molti non condividevano questo entusiasmo. Non si era spento il ricordo delle lotte dei Maccabei, e delle recenti violentissime repressioni romane. La voce di Giovanni Battista richiamava al ritorno alla fedeltà all’alleanza, all’osservanza della legge, contro la cultura dominante dell’ellenismo considerata rilassata e peccaminosa, alla separazione dei buoni dai cattivi, fino al punto di denunciare pubblicamente l’adulterio del re Erode Antipa, che conviveva con la moglie di suo fratello Filippo.

Gesù deve aver sentito parlare di questo personaggio, che era anche suo parente, che aveva lasciato la casa paterna e la carriera sacerdotale, per ritirarsi al deserto e proporre un cambiamento radicale: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Certamente con Gesù si muovono molti altri dalla Galilea, desiderosi di un autentico rinnovamento, e saranno discepoli galilei di Giovanni Battista che seguiranno per primi Gesù. Anche lui in un primo momento si fa discepolo del Battista, e chiede il battesimo. Matteo riporta un breve dialogo tra di loro, con il Battista che resiste: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”, ma alla fine accetta, e battezza Gesù immergendolo nel fiume.

“Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui”: non più un cielo nemico e chiuso, un Dio lontano e terribile, ma un cielo aperto, simbolo di una nuova comunione tra Dio e l’umanità, che si realizza attraverso Gesù. In lui Dio si fa amico, vicino, non più irraggiungibile. E lo Spirito scende su Gesù come era disceso sui grandi liberatori del popolo. Si manifesta “come una colomba”: quella che nella prima creazione aleggiava sul caos delle origini, per ispirare ordine e armonia; ora è segno di un’umanità riconciliata, animata dallo Spirito, l’energia divina che guida e porta avanti tutta la creazione. Questa energia, questo Spirito di Dio, guida Gesù per tutta la vita, perché possa passare “facendo il bene e guarendo tutti”, fino al momento in cui egli “dona il suo Spirito” sulla croce a tutta l’umanità. In Gesù si realizza la pienezza dell’umanità e della creazione.

La voce del cielo manifesta chiaramente il destino di Gesù: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Egli è il “Figlio, l’amato”, la manifestazione autentica del Padre e ne riproduce le caratteristiche originali. Attraverso il suo insegnamento e la sua vita è possibile conoscere la misericordia e la tenerezza del Padre, e coloro che saranno battezzati in lui, nello Spirito, assumeranno lo stesso impegno e parteciperanno della stessa forza. Anch’essi diventeranno figli amati, e la loro vita sarà un riflesso dell’amore del Padre.

Le parole del Padre includono l’annuncio della qualità del messianismo di Gesù. Egli avrà il destino del Servo sofferente di cui aveva parlato il profeta Isaia, che solidarizza con il popolo, ne assume la sofferenza e il peccato e dà per lui la sua vita. Per questo Gesù va a farsi battezzare, in solidarietà con tutto il popolo, l’innocente nella fila dei peccatori.

È la solenne investitura messianica di Gesù. Egli assume decisamente la sua missione, e si separa dal Battista. Non sarà il Messia forte e trionfante. Non risponderà alle attese di un Messia glorioso, continuatore della monarchia davidica. Il suo battesimo nel fiume Giordano preannuncia l’altro suo battesimo, l’immersione nel dolore della passione, il dono della vita, quando sarà riconosciuto dal centurione ai piedi della croce: “Davvero quest’uomo era figlio di Dio!”.

Il battesimo di Gesù, con il Padre che conferma il Figlio, e lo Spirito che scende su di lui, in una solenne manifestazione trinitaria, è il momento fondamentale dell’attività pubblica di Gesù. Gli apostoli, dopo la Pasqua di Gesù, quando dovranno sostituire Giuda tra i Dodici, cercheranno uno che sia stato con loro dal battesimo di Gesù fino alla sua ascensione al cielo, per essere con gli altri “testimone della sua risurrezione”.

Padre Bernardino Zanella osm

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