Commento al Vangelo domenicale, 27 luglio 2025

DOMENICA DICIASSETTESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

ANNO C – 27 luglio 2025)

Signore, insegnaci a pregare

Luca 11, 1-13

Lina Rosso, Preghiera della Madre, 1931, Museo d’arte sacra di Monte Berico

L’immagine di Dio che molti hanno, è quella di un essere onnipotente, che favorisce coloro che lo lodano e concede a sua discrezione i beni a coloro che glieli chiedono con umiltà e perseveranza.

Invece, leggiamo nel vangelo di Luca 11, 1-13:

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. Ed egli disse loro: “Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”.

Poi disse loro: Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!

Uno degli insegnamenti straordinari che Gesù offre, nel viaggio con i suoi discepoli verso Gerusalemme, è il modo di pregare. Secondo il vangelo di Luca, Gesù insegna la preghiera come un’esperienza che egli stesso realizza molte volte, nei momenti più importanti della sua attività missionaria. La trasmette ai discepoli come espressione originale che li identifica e li distingue dai discepoli di altri maestri spirituali. Insegna un atteggiamento profondo, un progetto di vita, non una semplice formula.

Chiameranno Dio con il nome di “Padre”. Dio non è un sovrano onnipotente e capriccioso, un dio lontano e castigatore. È il datore della vita: la cura e la protegge. I figli e le figlie stabiliscono con lui un rapporto di intimità e fiducia: sono membri della sua famiglia. Sono chiamati ad essere simili a lui, partecipi della sua stessa vita.

Nel vangelo di Matteo la preghiera del “Padre nostro” è più ampia. In Luca è breve ed essenziale. Probabilmente traduce più fedelmente le parole stesse di Gesù.

La prima parte, riferita a Dio, chiede che il nome di Dio sia “santificato” e che venga il suo Regno. Il nome di Dio, e Dio stesso, saranno conosciuti e benedetti tra tutti i popoli nella misura in cui i discepoli di Gesù siano testimoni fedeli del suo amore e della sua tenerezza; chiediamo anche che, al di là dei nostri limiti, Dio stesso riveli la sua paternità misericordiosa a tutta l’umanità. E invocare l’avvento del Regno non sarà un modo per sottomettersi a un dominio, ma l’atteggiamento con cui il discepolo si dispone a cambiare vita secondo il progetto del Regno, a lavorare perché questo Regno di giustizia e di pace si diffonda nel mondo, e perché sia riconosciuto nella molteplicità delle forme in cui si manifesta nelle diverse culture.

La seconda parte della preghiera, riferita alla comunità, chiede il pane: “Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano”. Che a nessuno manchi il pane e nessuno ne abbia troppo. È il pane per una vita degna, simbolo dei beni della creazione condivisi, e il pane che è Gesù, il pane della sua Parola e dell’Eucaristia.

Chiedere perdono e offrirlo è la forma più alta di fiducia e di amore, la caratteristica che rende i figli più simili al Padre della misericordia: “Perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo ad ogni nostro debitore”. È difficile vivere sempre come figli di Dio, riconciliati e in pace. Si oppongono la fragilità umana, la fatica della perseveranza, l’ostilità che può venire dai fratelli stessi o da coloro che si oppongono al regno di Dio. Sono prove a cui bisogna resistere. Anche Gesù fu sottoposto a prove e tentazioni. Ha potuto vincerle confidando nel Padre. La stessa fiducia potranno avere tutti i suoi figli: “Non abbandonarci alla tentazione”.

La perseveranza nella preghiera non ha lo scopo di fare pressione e convincere il Padre a concedere i suoi favori ai suoi figli a causa della loro insistenza: “Il Padre vostro sa di cosa avete bisogno prima che voi glielo chiediate”. La preghiera perseverante: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”, non pretende di modificare il cuore del Padre, che ai suoi figli si è già dato totalmente nel suo primogenito Gesù, che li ama con amore infinito e che precede tutte le loro richieste. La preghiera modificherà progressivamente il cuore di chi prega, lo disporrà a ricevere il dono di Dio e lo farà entrare sempre più in sintonia con il cuore del Padre, fino ad arrivare ad avere gli stessi pensieri e gli stessi sentimenti del figlio Gesù. Per questo, il frutto della preghiera non sarà quello di ottenere qualche beneficio particolare, ma il dono dello Spirito: “Il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”. Con questo dono dello Spirito, con questa energia divina, potremo realizzare la nostra vocazione di figli e figlie, e potremo invocare con fiducia Dio come Padre.

Padre Bernardino Zanella osm

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