“Una calda riflessione” di don Maurizio Mazzetto

Condividiamo “una calda meditazione”, offerta da don Maurizio Mazzetto, che ringraziamo di cuore per il contributo all’insegna della catechesi d’arte

Non è passato da molto il Tempo di Pasqua, quello preferito, che apre e mantiene la dolce e calda Speranza. Per cui risento di questo timbro nei miei pensieri domenicali. Anche in queste Feste che di esso sono il seguito: Ascensione, Pentecoste, Trinità, Corpus Domini…

Con questo spirito, nel pomeriggio di domenica scorsa, ho alcune ore libere per andare a visitare due Mostre, una temporanea e l’altra permanente. La prima concerne i lavori dell’artista giuseppino padre Vittorio Buset e la seconda il Museo d’arte sacra di Monte Berico, entrambe presso il Santuario dei Servi di Maria in Vicenza.

Tre le opere di Buset, tra le altre, che mi parlano.

1.      Una “Pietà”

Sempre attuale pensando alle madri gazawi, e non solo.

2.      Un'”Ascensione”

Il Risorto mantiene i segni della violenza esercitata su di lui, come avviene per ogni essere vittima della malvagità umana.

3.      “Il grande abbraccio”

L’ amore stringe due realtà distinte ma unite, per sempre.

Al Museo mi colpiscono, in questa domenica del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, due immagini, cui se ne aggiunge una terza.

Un ricco drappo tradizionalmente richiama “il pane degli angeli”, che non è tanto il pane eucaristico (per noi, la particola) la quale ci porterebbe in Paradiso, quanto il nutrimento che viene dalla persona, dalla parola, dalla testimonianza di Cristo. Sono esse che ci fanno entrare, quando noi stessi diventiamo pane buono per i fratelli, nel Regno di Dio.

Velo di calice del “Paramento angelico”, raffigurante l’Agnus Dei

Al centro di questo drappo, vedo, infatti, con piacere, un’immagine che mi è cara ultimamente: quella dell’Agnello, simbolo del dono totale di Cristo. Agnello, non lupo, e neppure leone, tantomeno camaleonte, come denunciava, con forza, e pagandone il prezzo del sangue, l’antinazista Kaj Munk.

In secondo luogo, sorrido ad un tondo in cui è raffigurato un padre servita, fra’ Paolo Sarpi, vissuto a Venezia nel 1500. Fu un ribelle al potere sia ecclesiastico che civile, un uomo libero, insomma, un risorto a ‘vita nuova’ potremmo dire con pensieri ancora pasquali.

Concludo con un riferimento alla visita – che non poteva mancare – alla nota opera del Veronese della “Cena di San Gregorio Magno”, rivista ogni volta che salgo al Santuario.

Paolo Veronese, “Cena di san Gregorio Magno”, 1572

Un elemento solo, in questo caso, peraltro centrale. E in tema. Il Cristo, alla destra del papa, nelle vesti di un mendicante con il piatto d’argento che il papa, attento ai poveri, donò ad un bisognoso che gli aveva chiesto la carità.

Il “corpo di Cristo” è il fratello con cui condividere la nostra vita (non, dunque, la particola…), come, dovremmo sapere, è scritto nel suo insegnamento (cfr. Mt 25: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare”).

don Maurizio Mazzetto

25 giugno 2025

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