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Il Dio sarto di Nazareth

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Scritto da don Marco Pozza

www.sullastradadiemmaus.it

7 Dicembre 2020

Chissà quante volte Dio, prima d’allora, sarà rimasto chiuso fuori dai sogni dell’uomo, aspettando che lo lasciasse entrare.

Immacolata Concezione – Rubens

Lucifero, il farabutto, l’aveva fatta grossa: aveva sparso voce che Dio fosse irraggiungibile, che se ne stesse con la testa tra le nuvole, ignaro delle sorti dell’uomo. L’uomo, nel tempo, diede un po’ troppo credito a quel burattino. Che taceva – a fregarti sui particolari è geniale – la cosa più sanguinolenta: che se non segui i tuoi sogni, qualcuno prima o poi ti obbligherà a seguire i suoi. Il risultato è che, verso mattina, se guardi i bidoni della spazzatura, sono pieni zeppi di sogni, abortiti ancor prima di nascere. Dio, nel frattempo, sapeva il fatto suo. Quando Lucifero pensava andasse a dormire, in realtà andava a sognare come organizzare il recupero dell’uomo giù in terra: “Vado a dormire: mi scappa da sognare!” avrebbe risposto a Satana se, soltanto, avesse avuto il coraggio d’interrogarlo. Niente da fare: fa il forte coi deboli, è il più debole coi forti. Per anni pensò d’aver sbaragliato la concorrenza: “In tutto il circondario non c’è più nessuno disposto a credere alle buffonate del Cielo” fu la sua distratta conclusione. Distratti erano in tantissimi, quasi tutti. Eccetto uno.

Una, a dire la verità, l’unica immacolata della zona: immacolata perfezione perchè d’immacolata concezione. Viveva a Nazareth, in piena cianfrusaglia: di colori, di aspettative, pensieri. Accortosi di lei, vestito in borghese Dio s’intrufolò nella sua storia per mandare in onda il suo sogno: che non ci fosse più nessuna distanza tra Terra e Cielo. Dall’alto appariva chiaro, a Dio, che la storia si fosse quasi abituata alla sua mancanza. Lui, occhio di lince, intravide l’ultima finestra rimasta aperta, l’unica anima rimasta immacolata, esente dalle arlecchinate del demonio. Decise di non apparirle in sogno: in sogno apparirà al suo sposo per fargli capire che non c’è stato nessun pasticcio in quella gravidanza. A lei andò incontro in viva-voce: Rallegrati, bellissima che non sei altro! Lei, spaventata, avvertì che qualcosa stava accadendo in lei, perchè qualcuno lo stava facendo accadere: si sentiva d’essere un sogno sognato, un pensiero pensato, sguardo guardato. È strano persino a dirsi, ma se sognare ad occhi chiusi è pericoloso, la ricetta non è non sognare più ma sognare ad occhi aperti: “La realtà – dice Dio – è molto più suggestiva di ciò che immagini nella tua fantasia”. A Nazareth le voci che si rincorrevano erano immusonite e borbottanti: per paura del futuro, continuavano a rivangare il passato, perdendosi il tempo presente. Per la paura di morire avevano accettato di non vivere: va detto, in onestà, che Satana aveva fatto un lavoro certosino di infiacchimento: aveva mandato in coma la speranza.

Maria, invece, l’aveva custodita dal peccato, ch’è truffa del Male: «Regina concepita senza peccato originale» recita la gente quando si lecca le labbra con le litanie. Satana, in poche parole, non aveva nessun appiglio in Lei: il peccato è il gancio che Lucifero ha per entrare e svaligiare il cuore dell’uomo. In Maria, invece, nessun peccato e nessun aggancio: per un singolare privilegio nacque pulita. “E’ senza peccato originale” diciamo di qualcuno che mostra d’essere un puro, senza macchia d’ingenuità, al netto di ogni malizia. Lo diciamo sapendo, però, ch’è peccatore come tutti. Maria, invece, lo è per davvero: è come vedere la nostra faccia, ciò che saremmo potuti essere, se quella bestia di Satana non ci avesse presi per il collo con la sua pazzia. Rimase Lei come promemoria, Dio protesse un esemplare per salvare la specie: per poter, un giorno, ripartire nella restaurazione della storia. A Nazareth, quella mattina, tutto era pronto: come un sarto accorcia un paio di pantaloni, Dio accorciò la distanza tra Cielo e Terra: si decise di andare in affitto da una (ma)donna. Firmò il contratto di locazione del suo sogno. È vero ch’era stata privilegiata, ma avrebbe potuto benissimo dire di no: ha detto sì. D’allora, anche se nessuno è perfetto, sappiamo però d’essere speciali per Dio. Imperfetti, ci ama da perfetti: i lavori di restauro sono iniziati.

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